
“Il servizio non è solo per il tempo libero. Il servizio dev’essere un atteggiamento della vita che trova modi per esprimersi concretamente in ogni momento” Gianni Sabatino ha certamente incarnato lo spirito del fondatore degli scout Baden Powell, il “Grande lupo” che ha educato per mezzo secolo tante generazioni di scout.
L’insegnamento più grande che ha lasciato a chi di noi ha avuto il privilegio di conoscerlo è che la promessa non è solo un distintivo, la devi cucire sul cuore e tenerla sempre in mente, anche quando la vita gioca brutti scherzi; ti mette a tappeto; ti offre nuove sfide, dobbiamo ricordarci che abbiamo fatto una promessa e che quella promessa vale tutto.
Si è sempre donato, senza risparmiarsi, tante volte anche a discapito degli affetti più cari, come la famiglia. Era sempre presente e, anche quando non lo vedevi, sbucava improvvisamente da dietro un cespuglio e… no, non ti rimproverava, ti raccontava. Raccontava di se, della sua promessa che aveva recitato per la prima volta il 6 giugno del 1956, mentre noi a stento ricordavamo il capo che l’aveva accolta. Raccontava della sua squadriglia: gli sparvieri, del gruppo Avellino 1, di come era nato, dei ragazzi di Bovino e San Severo che lo ricordano ancora con infinito affetto. Raccontava dei campi dove aveva fatto servizio e non importava se faceva logistica o faceva il capo campo, la sua umiltà era unica e si ispirava a San Francesco. Un giorno una giovane capo che lui aveva cresciuto dai lupetti fino al clan lo telefonò per condividere con lui la gioia della nomina a capo e lui le rispose “sono contento, ma ricordati sempre che è solo l’inizio, non sei arrivata alla fine del precorso, hai cominciato ora a camminare, con una responsabilità in più”.
Sempre pronto al servizio, sempre pronto a rendere il mondo migliore di come lo aveva trovato e proprio questa sfida lo portò a creare la base scout ad Aiello del Sabato. Quanto ha lottato per questa sua idea. Recuperava materiali nei posti più impensabili; coinvolgeva scout, famiglie e gente comune che potesse aiutarlo in questa impresa. Quante porte chiuse, quante sfide, alcune che avrebbero fatto gettare la spugna a chiunque, ma che invece lo facevano combattere con ancora più coraggio. Una volta un esploratore di Caltanissetta varcando il cancello della base disse “e’ bellissimo, sembra di stare sulle alpi” e lui era felice per aver regalato un’emozione così ad un ragazzo che forse non avrebbe mai più rivisto. Oggi la base continua ad accogliere scout da tutta Italia, con qualche modifica, ma con l’animo di Gianni che continua a vivere fra i castagneti che ne fanno parte. Se volete sapere davvero chi era Gianni vi basti sapere che un anno prima della sua dipartita, i capi gruppo dell’Avellino 1 entrarono in tana perché i lupetti, prima della riunione facevano tanto chiasso e li trovarono a terra uno sull’altro. Cominciarono a farli alzare uno alla volta, fino a quando non apparve sotto una montagna di lupetti Bagheera che rideva felice come quei bambini che gli stavano addosso: era Gianni, la miglior pantera che un lupetto potesse immaginare; il miglior capo squadriglia che una guida o uno scout potessero sognare; il miglior rover che insegna il servizio, quello vero, in Clan; la migliore guida per qualunque capo scout.
Papà Gianni, così lo chiamavamo noi che abbiamo avuto il piacere di essere cresciuti da lui e con lui, parleremo di te, sempre, con una punta di orgoglio e
insegneremo a chi verrà che tu sei qui, nelle fronde degli alberi mossi dal vento; nella barca che abbraccia l’altare; nelle piazzole per le tende e chiederemo sempre una preghiera silenziosa per ringraziarti di averci insegnato la semplicità e l’umiltà. Noi faremo “del nostro meglio” tu, guardaci da lontano come sempre e, conoscendoti, troverai anche da lassù un modo per apparire all’improvviso e ricordarci che siamo a servizio degli altri, dei più piccoli, degli indifesi, anche quando sembra impossibile, come hai sempre fatto tu.
