Padre Pietro Pepe

Sacerdote Redentorista e Assistente scout A.S.C.I. e primo gruppo A.G.I. in Avellino

(1926-1973)

P. Pepe Pietro, nato il 31 luglio 1926 a Pagani, professò il 29 settembre 1947; fu ordinato sacerdote al 19 marzo 1954. Fu stroncato nel vigore degli anni, in attività pastorale ed educativa. Padre Pepe visse la sua vita sacerdotale come Ministro del Signore, come Missionario, come Redentorista e Assistente scout con intensa passione. Da aspirante, da novizio, da studente, lavorava, studiava, viveva solo per l’ideale Redentorista. Era orgoglioso d’essere figlio di S. Alfonso. Orgoglio che ha trasmesso a tutti noi giovani che frequentavamo la parrocchia di S. Tommaso in Avellino e che per la prima volta, sentivamo parlare di scoutismo.

Corato (BA), S. Andrea Jonio (CZ), Materdomini (AV), Morcone (BN), Avellino, lo hanno visto sempre coinvolto e trascinatore nell’Apostolato e nell’Educazione con impegno ed entusiasmo. Parlo, a nome di tanti, che come me l’hanno conosciuto, in piena rivoluzione giovanile del ’68. In quel periodo volevamo cambiare il mondo, ma non sapevamo quale fosse il modo giusto. Ci sconvolgeva il suo nuovo modo di rapportarsi con noi, da maestro buono e comprensivo, non ci sentivamo giudicati, capivamo di essere amati per quello che eravamo, non voleva cambiarci, attendeva con pazienza, senza forzature, rispettava i nostri ritmi.

Ci diceva che per cambiare il mondo bisognava cominciare a cambiare noi stessi, abbandonando i nostri egoismi e rivolgere il nostro sguardo verso gli altri. Il suo esempio spingeva noi e le nostre famiglie a lottare con coraggio in un rione e per un rione, San Tommaso, un agglomerato di palazzi, senza servizi, formato da persone provenienti da luoghi diversi, esperienze diverse e contrastanti. Era un rione in crescita, senza una identità, né civica, né culturale né sociale. Abbandonato dalle istituzioni. Con le sue parole e il suo esempio divenne per noi guida umana, educativa, sociale e religiosa. Capimmo che la nostra passione era la sua. Da assistente ecclesiastico scout faceva coincidere la sua proposta educativa e di fede con la nostra voglia di riscatto. Il suo modo di agire ci insegnava ad essere solidali con chi era in difficoltà. Il suo esempio ci portava alla scoperta del servire, gratuito e disinteressato, a fare il bene, in modo anonimo, senza aspettarsi premi o riconoscimenti. Le sue parole ci spronavano a donarci agli altri senza cedere alla fatica e allo sconforto. La sua azione educativa era rivolta al nostro crescere, ci insegnava il rispetto e la cura di tutte le creature, l’amore per la vita, la lealtà, l’onestà, la Fede nel Signore, Ci invitava a lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato. Mostrava, a chi lo ascoltava, orizzonti nuovi, indicava la strada verso il successo. Ci dava fiducia, ci spronava a credere in noi stessi e scoprire le nostre potenzialità.   

 I frutti della sua azione educativa non tardarono a rivelarsi: molti di quei giovani raggiunsero traguardi encomiabili nella vita familiare, sociale, politica, professionale. Persone che, oggi adulte, testimoniano ancora con forza e tengono fede a quei valori e quegli ideali che P. Pepe aveva additato. L’Associazione scouts, la Parrocchia, le famiglie assorbivano in pieno la sua giornata. Non si risparmiava mai. Penso che quella quotidiana sollecitudine pastorale ed educativa abbia influito a logorare la sua resistenza fisica.

Operaio nella vigna del Signore morto sul lavoro. La mattina del 23 settembre 1973 alla fine della messa domenicale, era nel piazzale della chiesa a discutere con noi, quando, all’improvviso cadde e una emorragia cerebrale stroncò la sua esistenza. L’incolmabile vuoto che ha lasciato nella nostra vita rende oggi più evidente il valore della sua presenza, che si distingueva per il suo grande senso pratico, per la sua azione educativa, per il suo piacevole modo di conversare.

Qualità che rimarranno sempre nel ricordo di chi l’ha conosciuto. Ricorderemo per sempre quel peculiare dinamismo, eccezionale, che ci sconvolgeva, ci coinvolgeva e che ritrovavamo in tutte le attività che proponeva.

Sempre presente alle nostre attività e ai nostri campi scout, montava la sua tenda tra le nostre tende, cantava con noi le nostre canzoni attorno al fuoco di bivacco e, quando tornava al convento, qualche suo confratello gli faceva notare che la sua tonaca “odorava di fumo come le uniformi dei suoi ragazzi scout”                                                                        

Fonte: Comunità MASCI Avellino 1